a cura del Prof. Luigi Campanella

La nostra società produce molto e scarta molto con il risultato che i rifiuti tendono a crescere e con essi le perdite di materiali anche preziosi. La tendenza negli ultimi anni si sta per fortuna invertendo: grazie a metodi e tecnologie innovativi il riciclo cerca di coprire una percentuale sempre più alta degli scarti. Così un buon esempio è fornito dall’industria vinicola.

1) Con quelli che chiamiamo “scarti” della lavorazione, architetti, design e imprenditori hanno ormai costruito un vero e proprio business. A cominciare dall’energia elettrica che viene prodotta lavorando fecce e vinacce, queste ultime prodotto nobile dal quale si ottiene la grappa. Ogni anno, infatti, le distillerie ricevono dalle cantine oltre un milione di tonnellate di sottoprodotti della vinificazione e attraverso la lavorazione di questi materiali si arriva ad ottenere quasi 300.000 Mwh annui. Per avere un’idea si tratta di una quantità di energia tale da coprire per dodici mesi i fabbisogni domestici di una popolazione di circa 300.000 persone. In pratica l’equivalente di una città come Matera.

2) Con il legno delle doghe, invece, un giornalista e sommelier, Marco Pozzali, ha avuto l’idea di realizzare montature per occhiali.

3) Per restare nel mondo della moda dagli Stati Uniti arriva invece la camicia di jeans tinta col vino.

4) Il sughero dei tappi viene utilizzato per realizzare una linea di oggetti di design.

5) Dalla lavorazione delle vinacce si ottiene un altro prodotto fondamentale per molti settori industriali, l’acido tartarico. Ben il 60% di quello mondiale viene prodotto in Italia. Si tratta di un composto utilizzato in grandi quantità dall’industria farmaceutica (è l’ingrediente che garantisce l’effervescenza nei farmaci), dall’industria alimentare (per una migliore stabilità dei prodotti lievitati, nei succhi di frutta, nelle conserve per evitare la formazione delle muffe, e anche nella preparazione dei vini), ma anche nella cosmetica (ha un potente effetto antiaging e di schiarente per la pelle) fino all’industria del gesso e delle costruzioni (rallenta i processi di solidificazione).

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