Un nuovo approccio farmacologico verso le malattie rare

Un nuovo approccio farmacologico verso le malattie rare

a cura del Prof. Luigi Campanella

Rare ma non troppo. Sono 8 mila secondo l’Organizzazione mondiale della sanità le malattie che colpiscono un numero limitato di persone, generando problemi specifici legati alla loro sporadicità. Il limite stabilito in Europa è di una persona affetta ogni 2.000.

Sempre più si sta diffondendo la prospettiva di usare pezzi di Dna come fossero medicine. La tecnica funziona già per alcune patologie. Perché i geni difettosi vengono sostituiti da copie sane. Attenzione però: quasi tutte le malattie genetiche sono rare, circa l’80%, ma non è altrettanto vero che tutte le malattie rare abbiano origine genetica.

Andrew Fire e Graig Mello, vincitori del premio Nobel per la medicina 2006 per i loro studi sull’RNA interference, cioè il meccanismo mediante il quale alcuni frammenti di RNA (molecola di acido nucleico che provvede alla sintesi delle proteine) a doppio filamento sono in grado di interferire (e spegnere) l’espressione genetica, scoprirono che un RNA a doppio filamento promuove la degradazione dell’RNA messaggero, che a quel punto non è più in grado di recapitare il gene.
Inizialmente, la scarsa conoscenza dei meccanismi molecolari alla base della malattia ha portato la medicina a curare i principali sintomi della patologia ed utilizzare i farmaci inizialmente sviluppati per altri scopi.

Il miglioramento delle conoscenze in campo genetico, a cui ha contribuito in maniera determinata il Progetto Genoma Umano, ha permesso di comprendere più nel dettaglio quali fossero le mutazioni genetiche alla base di una malattia rara. Abbiamo compreso come alcune malattie rare siano la conseguenza di mutazioni che portano a perdere la funzione di una proteina (LOF, loss of function) oppure guadagnare una funzione aberrante (GOF, gain of function). Queste scoperte hanno indirizzato e indirizzano la ricerca verso la realizzazione di approcci farmacologici mirati (target therapy).

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