a cura del Prof. Luigi Campanella

Una roccia ci salverà dall’infarto. E’ quanto stanno studiando ricercatori dell’Istituto nazionale di ottica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Ino-Cnr).

Sfruttando un’analogia tra la corrente elettrica e il trasporto di materia, hanno misurato per la prima volta alcune proprietà elettriche delle cellule cardiache. Lo studio è svolto in collaborazione con il laboratorio europeo di Spettroscopie non-lineari (Lens), l’Università degli studi di Firenze e l’Università di Friburgo in Brisgovia (Germania).

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista the Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America (Pnas). Il lavoro ha tratto ispirazione da una precedente ricerca pubblicata nel 1951 in ambito geologico, nel quale il valore della velocità di diffusione dell’acqua all’interno di rocce porose è stato ricavato misurando la capacità delle rocce nel condurre la corrente elettrica.

Le cellule cardiache sono caratterizzate da una complessa rete intracellulare, denominata rete tubulare. Mediante un fascio laser ad alta intensità è stato prima disattivata la luminescenza di alcune molecole fluorescenti presenti all’interno della rete tubulare e poi è stato misurato il tempo che le molecole attive all’esterno della cellula hanno impiegato per diffondersi al suo interno. Sviluppando un modello matematico ad hoc, la diffusione di molecole fluorescenti all’interno della cellula è stata utilizzata per determinare la conduttività elettrica della rete tubulare e quindi per valutare l’efficienza della rete nel propagare i segnali elettrici che determinano la contrazione cardiaca.

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