a cura di Max Calzia

Eravamo un po’ invidiosi noi italiani e francesi e ci chiedevamo: “perché l’oceano Pacifico e quello Atlantico hanno le isole di plastica e noi no?” Presto detto, ora anche noi abbiamo un’isola di plastica tra la Corsica e l’isola d’Elba. Non solo, ma noi siamo stati più bravi degli altri, si perché la nostra isola di plastica si trova dentro un’area marina protetta, il santuario dei cetacei!

Lasciamo l’ironia ed entriamo nella triste realtà: intanto più che isola dovremmo chiamarla agglomerato o zuppa di rifiuti plastici. A differenza delle grandi isole di plastica degli oceani che per una serie di correnti costanti restano nello stesso luogo e sono più compatte, la nostra isola-zuppa di plastica resta in zona per qualche settimana e poi, sempre per il gioco delle correnti mediterranee a volte instabili, si può spostare altrove. Nell’illustrazione che segue queste sono le zone potenziali di accumulo rifiuti galleggianti nel nostro mare.

Questo agglomerato di rifiuti plastici può causare gravi danni a tutto l’ecosistema marino, per questo è necessario intervenire al più presto. Al momento “l’isola” si è fermata tra i confini Italia-Francia, nel frattempo le nostre guardie eco zoofile della Toscana si stanno attivando presso le Capitanerie di Porto per cercare di risolvere il problema. Sugli sviluppi sapremo qualcosa prossimamente.

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Il cosiddetto Decreto clima, pubblicato il 13/12/2019 nella Gazzetta Ufficiale n. 292, rappresenta una prima misura nell’ambito degli impegni sottoscritti dall’Italia a livello internazionale. Un testo certamente migliore della prima versione, anche se permangono alcune criticità che si spera vengano presto affrontate.

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