E’ dal lontano 1918/19 che l’umanità non aveva più memoria di un grave evento sanitario capace di coinvolgere tutto il mondo. L’influenza spagnola uccise più di 20 milioni di persone soprattutto nel continente europeo. Oggi, nonostante i grandi progressi della scienza, ci troviamo nello stessa situazione, anche se per fortuna questo virus non è letale come quello della spagnola. Girando nelle nostre città deserte è come vivere in uno dei tanti film di fantascienza in cui si immaginava che virus letali avessero annientato gran parte dell’umanità, mentre solo uno sparuto gruppo di sopravvissuti riusciva a malapena ad adattarsi ad un mondo diverso, ma anche diventato ostile.

Ci siamo dentro, non è il caso di illuderci, non possiamo farci nulla, ci rimane solo di adattarci alle nuove disposizioni comportamentali dettate dall’OMS.
Quello che oggi maggiormente ci preoccupa è il dopo: cosa accadrà alle nostre economie nazionali e mondiali dopo che il virus sarà stato sconfitto? Come cambieranno le nostre abitudini? Certamente alla fine di questa “avventura sanitaria” ci saranno regole nuove da rispettare, ma anche purtroppo, ricadute economiche non proprio allegre per tutti noi.

Non è più tempo di fare “spallucce” o essere fatalisti, è giunto il momento di affrontare questa situazione con un profondo senso di responsabilità. Dal punto di vista sanitario sicuramente ne usciremo fuori anche se ancora non possiamo dire quando, tuttavia dopo “la tempesta” con il ritorno del Sole vedremo cosa fare… ora concentriamoci nel rispettare le regole dettate dalle massime autorità sanitarie del mondo.

Ci è stato chiesto di restare a casa perché, secondo i virologi, questa al momento è l’unica arma che abbiamo a disposizione. Tuttavia entrare in un’autoreclusione con il passare dei giorni e delle settimane potrebbe crearci qualche problema psicologico, ma se sapremo organizzarci sapientemente, anche questo isolamento forzato potrebbe venire utile. Ad esempio potrebbe essere l’occasione per diventare più esperti nel campo della difesa dell’ambiente, della mitigazione climatica, della conoscenza della storia dell’uomo, ecc… un momento di crescita culturale e di consapevolezza.

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E’ quella cinese una flotta per la pesca immensa con circa 160 mila unità tra paranze piccole, medie e barche d’altura e con decine di gigantesche navi fattoria, letteralmente fabbriche di cibo galleggianti che trasformano subito il pescato in confezioni da vendere nei mercati. Queste "brave persone ambientaliste" stanno arando nel vero senso della parola i fondali marini con reti che superano anche il Km di lunghezza.

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