a cura del Prof. Luigi Campanella

Dalle alghe geneticamente modificate (GE) la promessa per produrre cibo, carburanti e altri prodotti a valore senza impattare sull’ambiente. Grazie all’ingegneria genetica, infatti, gli scienziati possono sviluppare alghe che crescono più velocemente e prevenire batteri mortali. Oppure, possono essere ingegnerizzate per essere più nutrienti, e quindi consumate sia da animali che da persone. Un progetto ardito ancora in divenire e per il quale sono necessari accertamenti, soprattutto per quanto riguarda la coltivazione delle GE su larga scala e lungo termine (in termini di stabilità dei fenotipi e di eventuali rischi ecologici).

A tal proposito, è stato condotto un primo esperimento sancito dall’US Environmental Protection Agency (EPA) con l’obbiettivo di comprendere e monitorare lo sviluppo delle alghe GE nelle coltivazioni all’aperto.
L’acutodesmus dimorphus è stata ingegnerizzata geneticamente attraverso l’aggiunta di due geni – uno per la biosintesi degli acidi grassi e uno per facilitare l’espressione della proteina ricombinante verde fluorescente (GFP). Entrambi i geni e i relativi fenotipi associati sono rimasti inalterati durante i cinquanta giorni di coltivazione all’aperto senza contaminare l’ecosistema nativo.

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In piena pandemia, all’inizio della seconda ondata con aumenti esponenziali dei casi positivi soprattutto in Europa, con valori che oscillano tra i 10.000 e 30.000 positivi al giorno, in attesa di un vaccino sicuro ed efficace, l’unica arma che ci permetterà di sopravvivere al virus, senza subire danni al nostro stato di salute, come già detto in articoli precedenti, è quello di rinforzare il nostro sistema immunitario.

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