a cura di Giuseppe Di Croce (già Direttore Generale del C.F.S.)

In occasione del 2 giugno, festa della Repubblica, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha avvertito il bisogno di rivolgere, in modo inatteso, un messaggio agli Italiani per invocare l’unità nazionale al fine di non disperdere i tanti sacrifici sofferti e per onorare la memoria dei tanti morti caduti a causa del coronavirus.

Per tutta risposta le opposizioni sono scese in piazza per protestare contro il Governo, violando peraltro in modo plateale le norme per il contenimento della pandemia. E’ chiaro quindi che stiamo vivendo un momento di grandi contrapposizioni e lacerazioni, che nemmeno l’alta Autorità morale del Capo dello Stato riesce a comporre, nonostante le gravi conseguenze socio-economiche attraversate dal nostro Paese che ha perso tanti anziani e rischia di sacrificare le generazioni più giovani senza lavoro e senza reddito.

Nel suo messaggio il Presidente ha affermato che ora siamo “stretti tra il dolore per la tragedia che ci ha toccato vivere e la volontà di un nuovo inizio“. Per questo, ha aggiunto, occorre unità, la stessa che il Paese ebbe il coraggio di avere 74 anni fa quando forze politiche contrapposte si unirono nello sforzo comune della ricostruzione e della rinascita.

Per affrontare la sofferta e impegnativa rinascita che ci attende occorrono prudenza e coraggio, ha affermato ancora il Capo dello Stato; aggiungerei capacità, esperienza e una visione di Paese. Queste qualità però non si vedono all’orizzonte mentre assistiamo alle “risse giornaliere”, che impediscono qualsiasi dialogo fra Governo e opposizione.

Gli interessi dello Stato ovviamente non possono essere subordinati a quelli personali di Conte e di Salvini, per cui urge sciogliere subito questo nodo gordiano, soprattutto alla luce delle urgenti e cruciali decisioni da prendere, in moda da utilizzare al meglio le straordinarie risorse finanziarie messe in campo dall’UE (cui, per inciso, va il nostro plauso per questa mossa inattesa di porre per la prima volta la solidarietà al centro della politica economica europea).

Per tornare al nostro tema è evidente che le forze in campo non permettono coalizioni diverse da quella esistente, ma è altrettanto chiaro che in questo momento particolare l’Italia avrebbe bisogno di personalità in grado di elaborare piani e progetti credibili e praticabili per valorizzare l’ambiente, la ricerca, l’innovazione, l’istruzione e la sanità con le ingenti risorse che arriveranno dall’Europa ed anche per realizzare quelle riforme tanto decantate e mai approvate.

La speranza a questo punto è che il Presidente della Repubblica eserciti la sua “moral suasion” per favorire un rimpasto di Governo che coinvolga tutto l’Esecutivo ed escluda gli amici degli amici e i carrieristi di mestiere. Personalmente mi sembra che il Ministro dell’Economia e delle Finanze Gilberto Gualtieri abbia le capacità, l’esperienza e l’attitudine per guidare un nuovo esecutivo della stessa coalizione, per impegnare persone con una vera storia alle spalle, per portare il Paese fuori dal pantano e per ricostruire quell’unità nazionale tanto autorevolmente auspicato dal Capo dello Stato.

Una soluzione ardita ed inedita, lo ammetto, ma commisurata alla gravità del momento e non sgradita alla maggior parte degli Italiani che preferisce vivere, spero, in un Paese dove la priorità risiede nelle scuole aperte e non nella prosecuzione del campionato di calcio!

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