a cura del Prof. Luigi Campanella

In questo periodo sono sempre alla ricerca di pubblicazioni sulla CoViD-19 che ne mettano in evidenza aspetti particolari. Mi sono così imbattuto in un articolo sul New England Journal of Medicine nel quale si evidenzia la possibile correlazione fra gruppo sanguigno e gravità della contrazione della malattia. Sono state analizzate le sequenze genetiche di 1610 pazienti covid con insufficienza respiratoria e 2200 persone senza malattia (gruppo di controllo), giungendo alla conclusione che chi ha il gruppo sanguigno A è più a rischio di contrarre la malattia in forma aggressiva, mentre che ha il gruppo 0 andrebbe incontro a sintomi più lievi. Il lavoro termina con un impegno all’approfondimento per capire quale porzione di codice genetico sia coinvolta per spiegare la differenza osservata.

Mi è anche capitato di leggere un rapporto dell’OMS dedicato ai Criteria for releasing CoViD-19 patients from isolation, in cui la stessa OMS aggiorna i propri criteri sulla base dei recenti risultati che dimostrano che i pazienti i cui sintomi si sono risolti possono ancora risultare positivi  al tampone per il nuovo coronavirus per molte settimane. L’OMS indica come poco probabile che questi pazienti siano infettivi e che siano in grado di trasmettere il virus ad altra persona, ma ancora una volta i tecnici sembrano in disaccordo fra loro: infatti l’ISS si dimostra non convinta di tale affermazione e raccomanda l’applicazione del principio di massima precauzione invitando a rispettare il principio dei 2 tamponi consecutivi ad esito negativo prima di essere certi della non infettività di un paziente.

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