a cura della Dott.ssa Ilaria Falconi

Non sono ancora note con certezza le cause che hanno determinato la moria dei pesci lungo le sponde del fiume Tevere.
La storia ci insegna che dopo un lungo periodo di siccità con la prima pioggia si verifica la moria di ingenti quantità di pesci nel Tevere. Un episodio che si ricorda da sempre è quello del 2002, con migliaia di carcasse trasportate dalla corrente verso Fiumicino.

Le specie non muoiono per l’avvelenamento determinato da sversamenti illeciti, in quanto il quantitativo di inquinanti dovrebbe essere assai elevato. La riduzione del tasso di ossigeno determina la moria dei pesci e tale carenza può essere determinata da due fattori principali:

1. il dilavamento stradale. Durante la loro ricaduta le piogge, specialmente quelle nei primi minuti durante eventi intensi, cd. “acque di prima pioggia”, vengono contaminate da sostanze inquinanti depositate sull’asfalto dai veicoli e dai mezzi adoperati per lo spazzamento, per la disinfestazione da insetti, specialmente dell’ordine dei Ditteri, o per la sanificazione stradale effettuata durante la pandemia;

2.  il normale rimestamento del fondo del fiume provocato dai temporali che incrementa la concentrazione di zolfo e di anidride carbonica.

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Quello che in questi giorni sta accadendo in Sardegna è una sciagura di incommensurabili proporzioni. Diverse decine di migliaia di ettari di bosco e colture andati letteralmente in fumo, ulivi secolari, piante che possono essere considerate sia patrimonio ambientale che culturale, andati a fuoco e che, letteralmente parlando, potranno essere rimpiazzate solo tra centinaia di anni!

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