a cura del Prof. Luigi Campanella

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità i pazienti morti e positivi al SARS-CoV-2 di sesso femminile sono un terzo di quelli maschili. Le ragioni possono essere molteplici: gli uomini fumano di più ed il fumo è un cofattore di rischio, le donne sono più osservanti delle regole, quindi del rispetto del distanziamento sociale, la risposta immunitaria nelle donne è più pronta.

Ma la ragione più profonda si riferisce ai meccanismi alla base dell’infezione. Il virus  SARS-CoV-2 entra nelle nostre cellule attraverso un recettore, una proteina presente in varie cellule, tra cui quelle dell’epitelio polmonare (che esercita un’azione di protezione contro stress ossidativo ed infiammazioni). Quando il virus si lega alla proteina suddetta, nominata ACE2 ed entra nella cellula la funzione protettiva diminuisce, tuttavia nel caso della donna gli estrogeni sono in grado di aumentare l’espressione del suddetto recettore. Gli ormoni maschili al contrario svolgono un’azione opposta sul recettore, favorendo, quindi, la progressione dell’infezione.

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Quello che in questi giorni sta accadendo in Sardegna è una sciagura di incommensurabili proporzioni. Diverse decine di migliaia di ettari di bosco e colture andati letteralmente in fumo, ulivi secolari, piante che possono essere considerate sia patrimonio ambientale che culturale, andati a fuoco e che, letteralmente parlando, potranno essere rimpiazzate solo tra centinaia di anni!

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